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Commercio equo e solidale |
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Scritto da Redazione
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Mercoledì 01 Aprile 2009 20:33 |
Il Commercio equo e solidale non è una semplice transazione di merce e denaro, è la sintesi tra concretezza e idealismo, uno straordinario veicolo di sviluppo umano, sociale ed economico. Lavorare nel commercio equo e solidale, promuoverlo, distribuire i suoi prodotti e sostenerlo come consumatori responsabili è la dimostrazione che un mondo più etico è possibile. Le cooperative che formano il commercio equo e solidale si occupano anche di scolarizzazione e formazione, assistenza sanitaria, microcredito. Ai produttori sono garantiti diritti nel posto di lavoro, salari equi, contratti a lungo termine, finanziamenti e pagamenti degli stipendi regolari. Per questo è importante "consumare" prodotti del commercio equo con regolarità. Attualmente la Merci Dolci srl collabora in particolare con 2 centrali di importazione di prodotti del commercio equo e solidale: Altra Qualità e Ctm Altromercato
Cos'è il Commercio equo e solidale Il Commercio equo e solidale è una sintesi tra concretezza e idealismo. Lavorarci e sostenerlo come consumatori consapevoli significa credere che un mondo diverso è possibile. E' un nuovo modo di fare commercio: è il tentativo concreto di andare oltre la semplice transazione di merce e denaro al fine di aumentare la ricchezza di alcuni a scapito degli altri. Il commercio equo vuole invece essere veicolo di sviluppo umano, sociale ed economico. Il fine dei diversi attori che partecipano al commercio equo (siano essi produttori del Sud del Mondo, operatori italiani e consumatori finali) non è semplicemente quello di soddisfare i propri bisogni indipendentemente da quelli altri, ma quello di creare relazioni economiche e culturali attraverso le quali tutti possano migliorare la propria qualità della vita. I criteri del commercio equo e solidale Fonte: Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale
1. Garantire condizioni di lavoro che rispettino i diritti dei lavoratori sanciti dalle convenzioni OIL. 2. Non ricorrere al lavoro infantile e a non sfruttare il lavoro minorile, agendo nel rispetto della Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia. 3. Pagare un prezzo equo che garantisca a tutte le organizzazioni coinvolte nella catena di commercializzazione un giusto guadagno; il prezzo equo per il produttore è il prezzo concordato con il produttore stesso sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale, della retribuzione dignitosa e regolare per ogni singolo produttore. 4. Garantire ai lavoratori una giusta retribuzione per il lavoro svolto assicurando pari opportunità lavorative e salariali senza distinzioni di sesso, età, condizione sociale, religione, convinzioni politiche. 5. Rispettare l'ambiente e promuovere uno sviluppo sostenibile in tutte le fasi di produzione e commercializzazione, privilegiando e promuovendo produzioni biologiche, l'uso di materiali riciclabili, e processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale. 6. Adottare strutture organizzative democratiche e trasparenti in tutti gli aspetti dell'attività ed in cui sia garantita una partecipazione collettiva al processo decisionale. 7. Coinvolgere produttori di base, volontari e lavoratori nelle decisioni che li riguardano. 8. Reinvestire gli utili nell'attività produttiva e/o a beneficio sociale dei lavoratori (p.e. fondi sociali). 9. Garantire un flusso di informazioni multidirezionale che consenta di conoscere le modalità di lavoro, le strategie politiche e commerciali ed il contesto socio-economico di ogni organizzazione. 10. Promuovere azioni informative, educative e politiche sul Commercio Equo e Solidale, sui rapporti fra i Paesi svantaggiati da un punto di vista economico e i Paesi economicamente sviluppati e sulle tematiche collegate. 11. Garantire rapporti commerciali diretti e continuativi, evitando forme di intermediazione speculativa, escludendo costrizioni e/o imposizioni reciproche e consentendo una migliore conoscenza reciproca. 12. Privilegiare progetti che promuovono il miglioramento della condizione delle categorie più deboli. 13. Valorizzare e privilegiare i prodotti artigianali espressioni delle basi culturali, sociali e religiose locali perché portatori di informazioni e base per uno scambio culturale. 14. Cooperare, riconoscendosi reciprocamente, ad azioni comuni e a favorire momenti di scambio e di condivisione, privilegiando le finalità comuni rispetto agli interessi particolari. Per evitare azioni che indeboliscano il Commercio Equo e Solidale si impegnano, inoltre, in caso di controversie, a fare un percorso di confronto e di dialogo, eventualmente con l'aiuto di un facilitatore. 15. Garantire relazioni commerciali libere e trasparenti, promuovendo processi di sviluppo e coordinandosi nello spirito dell'art. 3.14. 16. Garantire trasparenza nella gestione economica con particolare attenzione alle retribuzioni.
I nostri Partner: Altra Qualità Bastano queste parole per capire la "filosofia" di questa cooperativa, nata a Ferrara nel .... e ora con reti praticamente in tutto il mondo: "Il primo prodotto del commercio equo e solidale sono le relazioni che si creano attraverso lo scambio. Relazioni umane o commerciali tra chi produce, chi consuma, chi commercia, chi progetta, chi disegna, chi scrive chi parla, chi si impegna, chi protesta, chi spera... Il commercio equo e solidale è fatto di persone che credono in un futuro di giustizia e stanno facendo le prove generali! Un prodotto di commercio equo racchiude tutto questo, è il testimone di una staffetta senza fine, è un mezzo di comunicazione in un linguaggio nuovo, è una merce di altraQualità"
NewHope newHope è un laboratorio di sartoria etnica per la formazione e l' addestramento al lavoro pensato e realizzato dal centro di accoglienza Casa Rut di Caserta a favore di giovani donne immigrate, sole e con figli, in situazione di difficoltà. newHope costituisce un'importante occasione, per queste donne, di formarsi e di addestrarsi al lavoro, di crescere nella loro dignità di persone, partecipando pienamente alla vita sociale del nostro Paese, senza correre il rischio di venire sfruttate o costrette al lavoro nero e sottopagato
CTM - Altromercato Ctm altromercato è nata, come cooperativa, nel 1988 a Bolzano dal sogno comune di un gruppo di persone e associazioni impegnate nella riflessione attiva sulle iniquità dei rapporti Nord-Sud. Il 28 giugno 1998 l'originaria cooperativa Ctm (Cooperativa Terzo Mondo) si è trasformata in Consorzio di Botteghe, assumendo il nome di Ctm altromercato. Le radici si sono trasformate in reticoli che corrono sulla superficie formando una vera e propria rete. Una rete che progetta, lavora, desidera. Una vita più dignitosa, più libera, più sostenibile. Per tutti, in tutto il mondo.
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Ultimo aggiornamento Martedì 08 Settembre 2009 20:39 |
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